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ieri sono andata a trovare la mia psichiatra, e ci siamo rese conto che non stiamo poi così bene.

gli antibiotici, dice.

dice che li ha dovuti prendere anche lei, ma lei mica ha il mio passato, e nemmeno il mio futuro. forse sta peggio, ma lei è psichiatra e sa nascondersi bene.

io no. io ho pianto tanto, e le ho detto che ultimamente capita sempre più spesso. ma lei ha continuato con gli antibiotici. poi se ne è uscita con dei fogli che prima o poi compileremo per l’esenzione. dice depressione grave. ecco, dice che ci scriverà così. e allora io le ho detto: ma non erano gli antibiotici?

poi è entrata all’improvviso una dottoressa, senza bussare. la mia dottoressa è rimasta male per me, ed io mi sono vergognata come una ladra. e un po’ mi sono anche incazzata. e così ci siamo messe a parlare dello schifo di certi ambienti, della maleducazione e incompetenza, ed anche dei muri che lì stanno cadendo a pezzi, perché sono marci dentro, proprio come certe persone.

io quando vado lì divento certe persone, ma non sono un muro, e non mi sento nemmeno marcia, però certi atteggiamenti non mi fanno sentire un essere umano.

lei continuava a dare la colpa agli antibiotici, ma poi ad ogni fine discorso mi diceva che è duro uscirne.

io credo che sono satura, di tutti gli ieri, ché li vivo come l’indifferenza della gente, che entra ed esce dalla vita come se la vita fosse fatta di tante porte, e nessuno bussa, prima di entrare. e poi nemmeno ti saluta, quando entra e nemmeno quando se ne va. proprio come quella là.

e quella là era una dottoressa, mica una come me che si fa le pippe mentali.

ma io, in fin dei conti, mica ho la laurea. ho solo la depressione.

e per lei io sono solo, quella là.

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