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ci sono momenti neri, e poi quelli più. domani muore mio padre, e mi sembra tutto inutile. tutti anni buttati.

non c’è stato attimo che non abbia trascorso senza di lui, e lui con me. in molti mi dicono che è sbagliato e che si devono lasciare in pace, i morti. io mi dico che forse sono loro, che non lasciano in pace noi, ma che lo fanno sicuramente a fin di bene.

ma il bene cos’è, se non un raccontare favole come quando si era bambini. e forse non ce le raccontavano, a fin di bene, e con tanto amore?

ma pure sull’amore se e me ne dicono tante. io pure dico, ma mica lo so se lo faccio col bene, ché la disperazione mica lo è. però ci vado avanti, con quest’amore, ché senza di lui non so vivere.

vivere oggi, dopo tutto è una catastrofe, e pure dopo tutto quello che accade in questa società così devastata da se stessa. e stessa sorte accade a chi, come me, crede ancora che ce la può fare, se dentro c’è la spinta dell’amore.

amore, che bella parola abusata che è diventata. mica lo so se oggi ancora si usa dal vivo o solo dal virtuale, ché si scrive troppo spesso, e troppo spesso la si usa per avere e fare successo.

è successo tanti anni fa. era il millenovecentosettantotto. cazzo quanto eravamo giovani. mi sembra ieri e un’eternità al tempo stesso, ma il tempo è l’unico che non se ne è accorto. 

e con molta accortezza mi si siede vicino e mi ricorda tante cose, e comincia sempre da quelle mancanti.

mancano poche ore, e poi accadrà di nuovo. se ne andrà e vivrà in lungo e in largo dentro di me per un altro anno, ed il ricordo s’incendierà col petto e con la mente e non invecchierà mai, ché i morti mica invecchiano, e forse chissà, ci fanno restare giovani insieme al domani, a fin di bene…

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