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oggi è stata una giornata terribile, ma ancora non è terminata, per cui posso aspettarmi anche di peggio.

il peggio può arrivare da ogni direzione, e non è detto che sia quella giusta, ché mica lo so più dove sta la coerenza dell’invisibile. sì, perché gli esseri umani più sembrano buoni buoni zitti zitti ecco invece che zac t’azzannano alla gola. e fanno di tutto per finire d’azzittirti.

beh, zitta ci sono stata per anni, ma zitta intesa come muta, muta d’anima e d’occhi. poi, piano piano, ho ripreso a parlare con la pelle, ma è evidente che nei tempi del muto qualcosa deve essere andato storto, sennò mica si spiega il daffare che mi do’ per ricostruire le membrane.

ahia, devo stare attenta, mi devo ricordare che non devo usare frasi ad effetto, sennò qualcuno mi spara dentro il petto. poi vaglielo a dire che non lo faccio apposta e che escono da sole senza nemmeno pensare.

pensare. ecco, questa cosa qua m’ha un po’ rotto i coglioni. cioè li rompe più agli altri che a me. ma porca miseria mica vado a fare le pippe nella testa degli altri, in fin dei conti le faccio solo nella mia, ma pure questa cosa qua dà fastidio.

il fastidio che sento, però, è quando mi si accusa, senza volerlo per carità, di essere un essere che pensa solo a se stesso. ma porca puttana, la psichiatra ci ha messo dieci anni per convincermi che devo pensare un po’ a me e adesso dovrei ritornare a fare la terapia inversa. e che cazzo, prendessero un po’ di ore per loro dalla psicologa, così fa bene a tutti, pure a me.

a me fanno male, certe situazioni e, come se non bastasse, di fronte all’evidenza della loro negligenza, finisce che devo pure difendermi come fosse stata la mia.

no, decisamente qualcosa non quadra.

no, di mio, di nostro, non c’è niente, ma solo perché nulla ci appartiene. possiamo provare, questo sì, ad essere altruisti, anche se spesso sembra tutto dovuto, con la nostra vita. possiamo darla in prestito, proprio come è stata data a noi, ma ce la dobbiamo ripigliare come vediamo che gli altri ci montano sopra per saltare. sennò a Lui che gli ridiamo?

già, ridare. qui occorre ridare dignità anche alle parole, ché gettarle lì mica fanno tanto bene. e il bene, se ne va affanculo insieme al destino.

sono stanca, stanca di dover ripetere le mie diversità e convincere chi mi sta qua, proprio qua dentro, dove batte il petto grazie anche a loro. comprendo che non si può accettare il fatto che aspetto di morire, ma questo non vuol dire che, mentre ci sto, non faccia tutto il massimo che ho.

ho tante stanchezze, credo come tanti, ma non posso addossarmi quelle di tutti. lo so, sono strana e anche terribile, e forse pure peggio…

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