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dicono che oggi è uscita la primavera, ma chissà perché, mentre lei esce, c’è qualcosa d’invernale che mi passa dentro. un brivido freddo, come quando ti cade in testa una pioggia gelata, e le cose sono due: o ti cerchi un riparo o è tempo di cambiar strada.

di strada, le mie parole, ne hanno percorsa parecchia. sono andate su e giù, di lato ed anche dentro, specialmente quelle che ho ingoiate, dovute al pensiero che è rimasto basito davanti a chi si è mangiato le mie e, come se non bastasse, vorrebbe farle passare per pazze.

è evidente che di pazzia ne siamo tutti malati, ma il peggior malato è colui che non si riconosce tale. anche se, poi, il riconoscerselo, non giustifica né i fatti né i “non” fatti.

fatto sta che, piano piano, mi sto riprendendo le mie parole, anche quelle editate ed oggi, con strana serenità, finalmente ho letto quel fatidico “fuori catalago” su due dei miei testi di una casa editrice che vorrei dimenticare in fretta, ma che, inevitabilmente, lascerà un segno indelebile sulla mia strada di essere umano.

e mentre cammino, continuerò a scrivere di me e della mia merda, ma sempre a testa alta, e con l’amore nel cuore.

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