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ti dici che le parole sono come i vestiti, e quando ti ritrovi con gli stracci addosso è.

già, chissà cos’è quella tristezza che riveste il pensiero. e mentre ripenso alle parolacce dell’editore e alle tue mi vengono in mente le parole che si usano per le bugie. come le scuse, come i sogni che non s’avverano nemmeno nei sogni. e penso a san lorenzo e alle sue stelle. 

e che le cerco a fare nel cielo, tanto non ne scende nemmeno una per me, ché non ho nessuno da sognare e nemmeno da desiderare.

ci pensavo stamane all’alba sai, e mentre lei arrivava io restavo sempre più desta, di fronte a quel miscuglio che resta, di me.

di me ci sono somme, un guazzabuglio di mani stanche, e due occhi che hanno il colore della morte. e forse anche il profumo del rosmarino.

ricordi, era in quell’angolo, come me, e profumava di passato e futuro. non come me, ora, ora che resto senza profumo e senza te. 

di te mi restano le sottrazioni, le mancate stelle e le notti buie di abbracci di piedi, e forse è per questo che dormo sopra le lenzuola, ché sono sempre pronta ad andarmene, anche con la mente.

e mentre lei mi mente per non pensare alle parolacce della vita, io mi dice che.

che forse anche i rosmarini le dicono, le bugie.

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