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avrei potuto farlo oggi, oggi che non sono e che tutto è non. e invece è accaduto più di trent’anni fa, e allora siccome il tempo è vecchio mi sono andata a fare una passeggiata in cantina, per spolverarti.

non sono ancora, le diciassette, ma qui il tempo vola e tu insieme a lui, mentre me si dice che è rimasta vecchia come quella foto che non ha più. mi dicevi vedrai, e invece non vedo niente, solo il più degli anni trascorsi senza me.

ho acceso la luce e mi sono dovuta fare spazio, anche fra gli occhi che si dicevano con la mano basta piangere, ma piangevano lo stesso. e lo stesso profumo di vecchio era su quel velo che ancora strascica per terra, anche e ancora, in cantina.

mi dicevo che era troppo corto e che lo volevo più lungo ancora di più, ma non esiste lunghezza per le mancanze, nemmeno se sono trasparenti. come te.

ho conservato anche il mio futuro, come se ci fossero appiccicate le promesse, ma quelle non le mantiene nessuno, nemmeno te e nemmeno io. e mentre credo di amarti ancora e ancora mi dico che nemmeno il vestito mi son voluta fare bianco, ché già all’epoca mi sentivo sporca. forse.

forse ci sono cose che restano impiccate al soffitto, e lui non aspetta altro che qualcuno le tagli per. ma si moltiplicano solo le cose appese, mentre imperterriti i giorni diventano tutti sei, come quello della befana, ma lei a me ha sempre portato poco o niente. eppure ci credevo come credevo in me, ma non ce l’ho fatta e questo sei che ritorna tutti gli anni fa di settembre una cancrena. ma non esistono cure, per lei, ché se vuoi guarirne devi solo amputare.

e me ne sono andata, tornando in casa e cercando sul letto quel sapore di giovane sposa.

e mentre il treno che ho nella testa partiva, lo salutavo, dicendomi messa.

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