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mi ricordo quella filastrocca che diceva centocinquanta la gallina canta. m’è venuta in mente, mentre in mente avevo te. e mi sono detta che trentasei sono molto di più, quando si moltiplicano i vuoti.

ascolto il tempo, e a me sembra che di centocinquanta ci sia solo il solo del tempo, e in certi momenti non mi va di fare la gallina, e nemmeno di cantare.

sto sola, e non riesco a contare tutti i giorni di tutti questi anni, ché a riempire i soli ci sono i vuoti. mi manchi, e perdonamelo, se ogni tanto te lo dico. lo dico pure a pisolo, ma nemmeno lui può rispondermi. e allora.

e allora piango.

ci sono amori, sai, che sognano le ore e contano gli arrivi le partenze, i ritorni.

trentasei anni babbo, che conto da dietro, e sono troppi, anche quelli che ci saranno davanti, prima che. e conto i sogni, e spero che il nostro arrivi presto. e sto invecchiando. e allora.

e allora piango, serena.

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