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me lo sto ripetendo da stamane. sì, dai, ci sta, è solo un po’, ma c’è.

ho sentito quei passi, e quel loro fondersi allo scricchiolio che lasciava parlare il legno, ed io che capivo e a volte facevo finta, anche di dormire.

dormivo, ma di un reale che si rinfaccia sempre, anche se non lo penso. è che mi sta appiccicato alle ossa, come la carne. e come lei, quando te la staccano dal petto, si faceva a brandelli il sogno. ed ho gridato piano. piano, per non svegliarlo. 

chi sei? due volte l’ho ripetuto, ma parlavano solo i suoi passi, e quello scricchiolio lì. e quella presenza, sentita fino ad averne timore, s’è avvicinata , e mi parlava con il tremolio di una tazzina. sì, chi sei? chi c’è qui?

nulla, non hai risposto e mi sono voltata insieme al mio affanno per cercare. ed ho cercato un comodino che alla mia sinistra del letto non c’è più e cercavo quel caffè.

è che da stamane avevo qualcosa qui, proprio qui al centro e sì, un po’ di tristezza ci sta dai.

e non poterlo dire a nessuno, di quel caffè lì, che non c’è più…

 

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