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ho camminato, tanto, ed ora mi sembra che quel cammino si sia fermato qualche passo prima, prima che abbia potuto incontrare davvero, la vita.

una vita fa avevo gli anni negli occhi, e li vedevo e ci giocavo e, e ci parlavamo pure, tra uno scossone e l’altro di quel timone che devia a causa dell’istinto, e ad ogni causa c’è sempre stato Lui che ha saputo rimettermi sul cammino giusto.

ma cos’è, il giusto. un correttore di bozze, un veleno o un aspirante sentiero?

e si cammina e si corregge e ci provo, ad essere, anche quell’essere che, incontrando l’altro, cerca di dare e trovare e ritrovarsi, magari anche nella casa di cui facilmente, oggi, si è perduta la porta.

ma non ci riesco più e porta pazienza, me l’hai sempre detto, ma ora portala un po’ Tu, con me.

so che ho portato delle morti che mi son sembrate mille, per il peso di quel dolore che se lo canti non ha valore, e neppure a decantarlo riesci a vederne mai il fondo, per quanto è rosso il suo spessore.

e spesso, oggi e ogni tempo, mi torni in mente e Ti vedo vestito di povera gente, quella che aveva mani nel cuore mentre era vestita di niente.

e non mi ritrovo più in questa follia d’esistenza ché vedo solo l’apparire e me ne dici tante anche adesso, ché mi rimproveri, mentre la guardo e penso, penso che tanta gente non è povera, ha solo paura di essere persona, una persona sola e allora si mischia alla gente per essere come lei, e non si accorge della ricchezza che ha dentro.

ma nemmeno questo, serve, se l’anima non si fa serva.

e allora mi sento sola, ché ho paura di non essere povera, tra la gente…

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