no, non credo che funzioni così, anche se.

con i se e con i ma non si va da nessuna parte, ma se ti arrivano a implodere i sensi, vuol dire che qualcosa non va e allora t’acchiappi tutti i se e i ma del mondo e li tiri su per le maniche e ti vai a cercare quelle vene buone per iniettarci dosi di sopravvivenza.

c’è chi mi dice che devo smettere di fare la crocerossina, altri che devo crescere, e altri ancora che devo mandare tutti affanculo e pensare a me. e io e me, in questo contesto, ci diciamo che senza quei tutti, che poi sono pochi, non esistiamo e pensiamo al verbo approfittare e ci chiediamo.

spesso, mi chiedo come sto. e m’approfitto del passato per fare testa o croce col presente.

sto spesso col pensiero fuori dalla porta del cervello, e vedo e guardo e non rivedo, ma m’approprio di quel rivendico di un’esistenza fatta di rattoppi e come in una trasmissione televisiva m’accorgo che si sta vivendo col motto dell’avanti un altro. e non mi ci ritrovo.

e non mi trovo, in questo guazzabuglio di vita, ché oggi l’essere è divenuto quel se stesso che guardandosi allo specchio ha timore d’esser fesso e l’unica sua mira è passare avanti a un altro. a un altro amico a un altro amore a un altro lavoro a un altro valore a un altro ideale a. e mi spavento, mentre mi si crea quel vuoto attorno fatto di questa sopravvivenza, ché me stessa non accetta compromessi e mi condanno.

e mi si condanna il cuore, d’aver aperto le cosce in quel momento in cui veniva ucciso dal cervello, e si spaventa ancora di notte, quando s’illumina di colpe consapevole d’essere nel torto di un amore non amato e cerca, cerca quel “avanti un altro” sogno, per non morire disperato…

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